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L’ALLENAMENTO MENTALE

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Scritto da Mondo Vacca   
Venerdì 22 Aprile 2005 23:12
Alcuni hanno detto e scritto qualcosa sull’allenamento mentale (pochi in verità), e pressoché tutti toccano prevalentemente l’aspetto motivazione/determinazione, quello cioè che porta progressivamente a liberarsi da tutti quei fattori che innescano i vari processi inibitori i quali, a loro volta, conducono in arrampicata  ad un rendimento nettamente inferiore alle proprie potenzialità, vedi paura legata al volo o anche al semplice insuccesso. Argomento questo affascinante ma che purtroppo per sua natura sfugge ad una inquadratura netta e precisa al contrario dell’allenamento di altre capacità.

   Voglio qui invece trattare un altro aspetto dell’allenamento mentale ed è quello legato all’affinamento del gesto tecnico. È questo un aspetto dell’allenamento forse meno suggestivo di quello sopra accennato ma non meno curioso ed intrigante… e senz’altro lo abbiamo attuato tutti in diverse occasioni.

   Prima di avventurarmi nel discorso devo fare qualche cenno alle fasi di apprendimento di un movimento nuovo, che in definitiva altro non è che la costruzione e assimilazione di una determinata tecnica motoria. Esso si struttura come segue:

1.      rappresentazione mentale del movimento, che si acquisisce con l’informazione visiva e verbale e deve essere quanto più possibile precisa e rispondente al movimento in questione;

2.      stadio della coordinazione grezza, corrisponde ai primi tentativi di mettere assieme quel determinato movimento cercando di renderlo sempre più corrispondente alla rappresentazione che si ha di esso;

3.      stadio della coordinazione fine, corrisponde alla fase in cui il movimento progressivamente depuratosi da tutte le imperfezioni e contrazioni inutili si avvicina al movimento corretto fino a diventare tale a tutti gli effetti;

4.      stabilizzazione dell’abilità e sua disponibilità variabile, corrisponde al momento in cui quella tecnica è diventata patrimonio motorio permanente e non si perderà più per tutta la vita.

Questo processo naturalmente riguarda ogni forma di movimento da quello più semplice a quello più complesso fino alle più lunghe sequenze motorie. Le abilità così consolidatesi vengono archiviate nella memoria motoria del cervelletto, arricchendo il patrimonio motorio dell’individuo, e sono disponibili sia per la loro riutilizzazione sia per la costruzione di nuove abilità. È appena il caso di sottolineare che quanto più ricco è il patrimonio motorio di un individuo, tanto più facili e spediti saranno gli ulteriori nuovi apprendimenti.

   La rappresentazione mentale del movimento, come detto si acquisisce soprattutto con l’informazione visiva, si forma cioè una immagine mentale del movimento detta ideogramma.Inizialmente l’esecuzione del movimento non sempre corrisponde alla rappresentazione mentale che abbiamo di esso (fase della coordinazione grezza), perciò le prime ripetizioni  vengono spese nell’aggiustamento e nelle correzioni fatte da un eventuale assistente o insegnante, ma soprattutto dall’auto-correzione permessa dalle informazioni di ritorno al SNC (Sistema Nervoso Centrale): i vari feedback cinestetici. È proprio la capacità di percepire queste informazioni di ritorno (muscolari, tendinee, articolari) e di fare le opportune correzioni che ci permette di affinare le sensazioni e di passare appunto alla fase della coordinazione fine. Ora bisogna soffermarsi su un altro aspetto: la nuova tecnica così acquisita viene, come detto, immagazzinata nell’archivio della memoria motoria, costituendo nuove connessioni neuronali dette engrammi. Questi  sono fondamentalmente di due tipi, dinamici o strutturali. Quelli dinamici sono ancora suscettibili di modificazione, mentre quelli  strutturali  sono stabili e consolidati. L’engramma dinamico si stabilizza e si consolida in engramma strutturale, divenendo così a far parte del patrimonio motorio permanente, solo dopo un certo periodo di tempo in cui le ripetizioni o le rievocazioni di quel movimento vengono effettuate senza che vi siano alterazioni, e soprattutto senza che si lasci passare troppo tempo fra un richiamo e l’altro.

   Eseguire correttamente ed efficacemente una tecnica semplice può essere più o meno difficile, eseguire una tecnica complessa è senz’altro più impegnativo, concatenare diverse sequenze motorie senza errori è ancora più impegnativo. In arrampicata ci troviamo spesso a dover concatenare lunghe sequenze motorie senza possibilità di pausa: eseguirle senza errori e nella massima economia diventa una garanzia di successo.

   Ma dove sta l’allenamento mentale vi chiederete con impazienza?!… Ci sto arrivando.

È capitato senz’altro a molti di noi quando lavoriamo una via di ripassare mentalmente tutti i movimenti che compongono quella  salita o almeno quelli che ne costituiscono il tratto chiave, e non lo facciamo solo immediatamente prima di salire ma lo facciamo anche in diversi momenti della giornata; anzi se quella via ci “coinvolge” in maniera particolare lo facciamo molto spesso e magari  anche prima di addormentarci…

   Ora, alcuni studiosi hanno riflettuto su questo fenomeno e, sulla base di esperienze e resoconti di diversi atleti di svariate discipline, hanno avanzato l’ipotesi che ciò possa costituire un vero e proprio training! Attenzione, non si sta dicendo che il ripassarsi mentalmente i movimenti aiuti solamente il processo della loro memorizzazione, ma contribuisca in maniera determinante alla loro costruzione e affinamento, migliorandone la coordinazione e l’esecuzione!! Cito alcune frasi dai testi riportate: “L’allenamento mentale abbrevia i tempi di apprendimento per l’acquisizione delle tecniche sportive” oppure “L’allenamento mentale permette una frequenza relativamente elevata di ripetizioni nell’unità di tempo e quindi ha un’azione di risparmio di energia”…

In pratica si sta dicendo che se quell’esercizio non lo puoi eseguire o per mancanza di tempo o per non aumentare eccessivamente il carico di lavoro, lo esegui in maniera virtuale ripassandolo mentalmente (allenamento mentale), accelerando così il processo di strutturazione dell’engramma dinamico!!

   Tutto ciò naturalmente non è scientificamente provato, ma il fenomeno è stato attentamente studiato e valutato in maniera positiva. A riprova di ciò posso citare  le mie sensazioni in proposito. Anche prima di leggere su quest’argomento avevo l’abitudine di praticare (come credo molti) questo tipo di training.  In certi momenti esso raggiungeva un’intensità tale che ne percepivo la tensione muscolare, addirittura prima di affrontare nella sequenza di movimenti il passo chiave avvertivo una certa indecisione e mi soffermavo a lungo prima di eseguire virtualmente il medesimo, esattamente come  quando, nella realtà, mi soffermavo per raccogliere le energie  e la determinazione prima di sferrargli l’attacco decisivo. È probabile che, quando la concentrazione nel training mentale raggiunge una certa intensità, salve di impulsi vengano emesse dai centri motori del Sistema Nervoso Centrale traducendosi in  quell’aumento di tensione muscolare che rende ancor più reali dette sensazioni… ma questa è solo una mia ipotesi!

   Naturalmente questo tipo di allenamento non può essere scisso dalla pratica effettiva e attuato isolatamente non sortirebbe alcun effetto, e su questo concordano gli studiosi che si sono interessati al fenomeno, anche perché le sensazioni non ancora stabilizzate rischierebbero di essere dissimili dal movimento reale e corretto; in definitiva non si arriverebbe alla strutturazione dell’engramma e quella tecnica o insieme di tecniche non diventerebbero un patrimonio permanente come ad esempio nuotare o andare in bicicletta che, una volta definitivamente apprese,  sappiamo sempre eseguire anche se non le pratichiamo per mesi o addiritura anni!

   La  validità dell’allenamento mentale così delineato, scaturisce infatti dalla sua  complementarietà al gesto tecnico ed è particolarmente indicato quando si è costretti ad abbandonare la via per un tempo particolarmente lungo. In quest’ultimo caso infatti l’abilità in questione, non  del tutto consolidata, rischia col tempo di sbiadirsi conservando nell’archivio della memoria motoria una rappresentazione instabile (engramma dinamico) che, quando andiamo a ripetere la via, si tradurrà in una perdita dei delicati equilibri e un’alterazione delle sensazioni fini e, in definitiva, in una re-interpretazione di quella sequenza, con  maggiore dispendio energetico nell’eseguire quei movimenti prima apparentemente facili!

Mondo

Ultimo aggiornamento ( Giovedì 17 Agosto 2006 01:25 )
 
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